Medicina Ambientale Clinica

Le patologie legate ad agenti ambientali (siano essi di tipo fisico, chimico, biologico) sono in continuo aumento, soprattutto nelle civiltà cosiddette industrializzate. E’ dimostrato che molte malattie croniche e la gran parte dei disturbi funzionali trovano la loro genesi in sovraccarichi di tipo ambientale quali ad esempio gli inquinanti di tipo chimico, i metalli pesanti, l’elettrosmog, le muffe. Tutto ciò è presente nell’aria, nell’acqua, nel suolo e nel cibo. La Medicina Ambientale Clinica, forte di questa consapevolezza, si occupa specificamente di indagare tali possibilità, verificarle grazie all’impiego di nuove indagini di laboratorio e strumentali, in modo da giungere ad una corretta diagnosi ed intraprendere così una terapia che sia veramente eziologica. In questi ultimi 15 anni è notevolmente cresciuto l’interesse nei confronti delle tema­tiche ambientali, contestualmente ai sospetti, sempre più diffusi, che molte patologie possano essere correlate al degrado ambientale.

Tuttavia vi è ancora una scarsissima consapevolezza circa i comportamenti e le azioni da adottare per limitare gli effetti dannosi degli inquinanti derivanti dalle attività umane. Si calcola che ognuno di noi si imbatta quotidianamente in almeno 500 sostanze chi­mico/sintetiche. Diversi studi epidemiologici hanno riscontrato correlazioni tra carico di inquinanti am­bientali e invecchiamento precoce, obesità, alterazioni neuroendocrine, alterazioni dell’apparato cardiovascolare e dell’apparato respiratorio. Non è da trascurare inoltre la crescita di patologie allergiche, spesso strettamente legate ai carichi tossici ambientali indoor e outdoor, preludio a patologie ingravescenti.

La tosse cronica di un bambino può derivare dalla presenza di muffe o inquinanti nella sua camera o nella classe che frequenta tutti i giorni? La cefalea di cui soffrono molte persone, giovani e meno giovani, può essere innescata dalla costante esposizione a formaldeide o a campi elettromagnetici? Un’aritmia cardiaca o l’ipertensione arteriosa possono derivare da un carico di metalli pesanti? Sono queste le “nuove” domande che noi medici  dobbiamo sempre porci di fronte a un paziente affetto da una patologia cronica. L’ ambiente in cui viviamo può avere un impatto dirompente sulle nostre vite. Questa affermazione è tanto più vera quando si parla di malattie croniche, sempre più diffuse fra la popolazione contemporanea.

Gli studi

Come appurato da diversi studi internazionali (per citarne uno, questo studio dell’Istituto Superiore di Sanità), il 24% delle malattie e il 23% delle morti sono attribuibili a fattori ambientali: un trend che può essere corretto solo attraverso la conoscenza del rischio e la conseguente correzione di comportamenti associata a un adeguato intervento terapeutico. Una corretta diagnosi delle cause che concorrono all’innesco di una patologia cronica non può, pertanto, limitarsi alla esclusiva valutazione della corretta alimentazione, del regolare svolgimento di attività fisica o della assenza di stress. Bisogna valutare anche l’impatto dell’ambiente sulla persona. Insetticidi, pesticidi, diserbanti, coloranti, metalli pesanti, elettrosmog, OGM, muffe, nanoparticelle, conseguenze del disboscamento, effetto serra, scarichi industriali: sono tutti potenziali fattori di rischio di cui non può essere ignorato il potenziale concorso in relazione a malattie sempre più diffuse, come la MSC o Sensibilità Chimica Multipla, la Sindrome da Fatica Cronica o CFS, le neoplasie, la fibromialgia o FM, il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer, la sclerosi laterale amiotrofica SLA e le mitocondriopatie.

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